
“È così maturo per la sua età.”
“Non dà mai problemi, è responsabile, silenzioso, si occupa di tutto.”
Queste frasi sembrano un complimento.
Ma a volte raccontano una realtà invisibile: quella di bambini adultizzati, costretti a crescere troppo in fretta.
Chi sono i bambini adultizzati?
Un bambino adultizzato è un bambino che assume ruoli emotivi, pratici o relazionali che non gli competono per età.
Accade quando:
si prende cura di un genitore fragile, depresso o ansioso fa da mediatore nei conflitti familiari si sente responsabile del benessere emotivo di mamma o papà viene caricato di aspettative eccessive non può mai “permettersi” di essere un bambino
Apparentemente forti, autonomi, silenziosi. In realtà, spesso soli, confusi e privati dell’infanzia.
Perché accade l’adultizzazione
L’adultizzazione non è sempre voluta. Spesso accade in contesti dove:
i genitori sono emotivamente assenti o sopraffatti uno dei due è malato, depresso o dipendente ci sono separazioni conflittuali o abbandoni si affida al figlio il ruolo di “partner emotivo” (parentificazione) la famiglia attraversa traumi, lutti o precarietà costante
Il bambino, pur di non perdere il legame, si adatta. Diventa bravo, utile, contenitivo.
Ma il prezzo è alto: non può più esprimere bisogni, rabbia, paura. Non può essere fragile.
I segnali di un bambino adultizzato
Eccessiva responsabilità o iperadattamento Ansia da prestazione o paura di sbagliare Difficoltà a chiedere aiuto o mostrarsi vulnerabile Tendenza a prendersi cura degli altri anche da piccolo Comportamenti da “piccolo adulto” (linguaggio, postura, toni) Assenza di gioco spontaneo o leggerezza Forte sensibilità e senso di colpa
A volte sono i figli “perfetti”. Ma la perfezione è solo una forma di difesa.
Le conseguenze in età adulta
Chi è stato adultizzato spesso:
fatica a costruire relazioni paritarie si sente responsabile della felicità altrui sviluppa dipendenza affettiva o relazioni sbilanciate ha difficoltà a riconoscere e soddisfare i propri bisogni vive un senso cronico di inadeguatezza o vergogna
Questi adulti diventano spesso grandi caregiver, terapeuti informali, problem solver, ma dentro portano una bambina o un bambino non visti.
Cosa può fare un genitore?
Chiediti se tuo figlio si sente libero di “essere piccolo” Rassicuralo che non deve occuparsi di te Permettigli di sbagliare, giocare, esprimersi senza filtri Fai attenzione a frasi come “sei tu l’uomo/donna di casa ora” Cura la tua salute emotiva per non caricarlo del tuo mondo interno Se necessario, cerca supporto psicologico per ridefinire i ruoli familiari
Conclusione: lascia che resti bambino
Un figlio ha bisogno di uno spazio in cui non dover salvare nessuno, dove poter piangere, fare errori, essere accolto senza funzioni da svolgere.
Solo così, un giorno, potrà diventare adulto davvero, non solo nella forma… ma anche nel cuore.
Vuoi esplorare la tua storia familiare o quella di tuo figlio?
Ricevo a Roma – Monteverde – e online.

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