Ansia scolastica: cos’è e come aiutare bambini e adolescenti

“Mamma mi fa male la pancia, posso restare a casa?”

“Se prendo un brutto voto, mi sento uno schifo.”

“Mi blocco davanti al compito, anche se ho studiato.”

Questi non sono solo capricci o insicurezze passeggere. Potrebbero essere segnali di ansia scolastica, un disagio molto diffuso tra bambini e adolescenti, spesso invisibile agli occhi degli adulti.

Cos’è l’ansia scolastica

L’ansia scolastica è una forma di disagio emotivo legata alla scuola, che si manifesta con sintomi fisici, psicologici e comportamentali.

Non è “paura di studiare”, ma un senso costante di tensione, inadeguatezza o panico rispetto a verifiche, prestazioni, giudizio degli insegnanti o dei compagni.

Può colpire anche studenti brillanti e motivati.

Come si manifesta

I sintomi possono variare, ma spesso includono:

Somatizzazioni: mal di testa, nausea, mal di pancia prima di andare a scuola Crisi di pianto o ritiro prima di compiti/interrogazioni Disturbi del sonno e dell’appetito nei periodi di verifica Paura irrazionale di sbagliare o essere giudicati Blocco mentale durante le prove, anche se lo studente conosce l’argomento Perfezionismo eccessivo o autosvalutazione continua (“Non sarò mai abbastanza bravo”) Rifiuto scolastico (assenteismo, tentativi di evitare la scuola)

In adolescenza, può sfociare in attacchi di panico, crisi d’identità e ritiro sociale.

Da dove nasce? Le cause più comuni

Pressioni eccessive da parte della famiglia o della scuola Paura del fallimento o del giudizio Stili educativi ipercritici o iperprotettivi Autostima fragile o senso del dovere eccessivo Eventi traumatici (umiliazioni, bocciature, bullismo) Fatica nella regolazione emotiva

L’ansia scolastica non nasce dal nulla: è spesso la risposta a un ambiente percepito come minaccioso o ipercompetitivo.

Cosa può fare un genitore

1. Prendi sul serio il disagio

Non minimizzare (“è solo ansia, passerà”) né sdrammatizzare (“dai, non è niente”). Ascolta. Valida. Mostrati disponibile.

2. Separare il valore personale dal rendimento scolastico

Aiutalo a capire che sbagliare non significa essere un fallimento, e che i voti non definiscono il suo valore.

3. Aiutalo a spezzare il pensiero “tutto o niente”

Non esiste solo il 10 o l’insuccesso. Sostieni una visione flessibile del progresso: “Hai fatto progressi, nonostante la fatica”.

4. Favorisci il recupero emotivo e fisico

Sonno, pause, tempo per sé: l’ansia si nutre di stanchezza e iperstimolazione. Serve spazio per respirare, non solo per performare.

5. Allenalo all’autoefficacia, non al perfezionismo

Più che puntare all’“essere perfetto”, aiutalo a porsi obiettivi realistici e misurabili. “Che obiettivo ti dai oggi, alla tua portata?”

6. Valuta un supporto psicologico

Se il disagio persiste o compromette la vita quotidiana, un percorso di psicoterapia può fare la differenza. L’obiettivo non è “fargli andare bene scuola”, ma aiutarlo a sentirsi sicuro nel mondo.

Quando la scuola diventa fonte di ansia, serve un adulto che sappia guardare oltre il voto.

Non è la paura del 5. È la paura di non essere all’altezza.

E un figlio che ha paura, ha bisogno di qualcuno che non lo giudichi, ma lo contenga.

Ti occupi di tuo figlio con preoccupazione e vorresti un confronto professionale?

Ricevo a Roma (Monteverde) e online.

Scrivimi per un primo colloquio di sostegno alla genitorialità o per adolescenti


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