“Non mi parla più.”
“Risponde male a tutto.”
“È sempre arrabbiato, anche se non capisco perché.”
Molti genitori si sentono così, smarriti di fronte a un figlio adolescente che sembra diventato improvvisamente ostile, distante o impenetrabile.
Ma dietro a quella rabbia e quel silenzio c’è una richiesta di contatto non detta, che può ancora trovare risposta.
Perché gli adolescenti si chiudono e si arrabbiano?
L’adolescenza è una fase di trasformazione profonda: il corpo cambia, l’identità si ricostruisce, l’autonomia si conquista.
Questo processo genera insicurezza, frustrazione, paura di non essere abbastanza, e spesso si manifesta con:
rabbia reattiva verso i genitori chiusura comunicativa (porte sbattute, silenzi, risposte monosillabiche) comportamenti provocatori (sfide, menzogne, opposizione)
Non è odio. Non è disamore.
È confusione emotiva che spesso non sanno nominare, e che si traduce in comportamenti che feriscono… proprio le persone più vicine.
Cosa NON fare (anche se viene spontaneo)
Non ridicolizzare la rabbia (“Ma che esagerato che sei”) Non interpretare tutto come sfida personale Non forzare la comunicazione (“Adesso mi dici cosa hai!”) Non vendicarti col silenzio o con la punizione fredda Non invadere lo spazio emotivo senza consenso
Cosa fare invece per non perdere la relazione
1. Tieni il filo, anche quando si spezza
Anche se si chiude, non smettere di esserci. Non è il momento di ritirarti, ma di restare disponibili senza invadenza. L’adolescente ha bisogno di sapere che tu ci sei, comunque.
2. Parla meno, ascolta di più
Sospendi i giudizi. Non cercare subito soluzioni. A volte basta un “ti va di parlarmene?” e il silenzio rispettoso che segue.
3. Riconosci l’emozione, non solo il comportamento
Dietro il grido c’è un bisogno. Prova a decodificare: “Mi sembri molto frustrato, ti va di raccontarmi cosa è successo?”
4. Non chiedere confidenza, costruiscila
La fiducia non si impone, si coltiva. Con pazienza, con piccoli riti condivisi, con la capacità di non reagire a ogni provocazione.
5. Dai regole ferme ma con affetto
I confini danno sicurezza, ma vanno comunicati senza rigidità né ricatti. Le regole funzionano quando sono spiegate, condivise e coerenti.
6. Parla di te, non solo di lui/lei
Condividere emozioni tue (“Mi preoccupa vederti così”, “Anche io a volte mi sono sentita fuori posto”) apre uno spazio nuovo: quello dell’umano, non solo del genitore.
7. Accetta che non tutto è gestibile
A volte un figlio deve attraversare il suo buio. Il compito del genitore non è eliminarlo, ma reggere la luce accesa mentre aspetta che torni.
Non è troppo tardi. Anche quando non parla, ti sta ascoltando.
Gli adolescenti appaiono freddi, ma sentono tutto. Hanno bisogno di adulti che non si spaventino del loro caos, che restino saldi mentre loro imparano a costruirsi.
Vuoi lavorare sul tuo modo di comunicare con tuo figlio?
Ricevo in presenza a Roma – Monteverde – o online.
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